Parrocchia
Santa Maria Domenica Mazzarello - Roma
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   19 gennaio 2020 - Seconda Domenica del Tempo Ordinario.
Quell’amore così grande che vince il male del mondo.

Riprendendo il tema della scorsa settimana, seppure da un diverso punto prospettico, il messaggio che la liturgia di questa domenica propone alla nostra riflessione è centrato ancora una volta sulla rivelazione dell’identità messianica di Gesù. Il cuore di questo annuncio è affidato al Battista che, come attesta l’evangelista Giovanni, nel vedere Gesù pronuncia una frase che tutti noi ben conosciamo: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

Per comprendere appieno il significato di questa frase così nota poiché ripetuta ogni volta che viene celebrata la Messa, proviamo a fare un salto indietro nel tempo fino a tornare al momento in cui queste parole sono state pronunciate. Dobbiamo considerare che tornando indietro a quel momento avremmo sentito parlare i presenti in aramaico, una lingua semitica utilizzata correntemente in Palestina a quel tempo.

Secondo alcuni esegeti Giovanni Battista, nell’indicare Gesù, avrebbe utilizzato nella sua frase la parola «talya», che può essere tradotta con il termine «agnello», riportato appunto nel brano del Vangelo odierno, ma al tempo stesso significa anche «servo». Il Battista, dunque, nell’indicare ai suoi discepoli e a tutti i presenti Gesù, ha utilizzato due immagini che a quel tempo erano molto conosciute perché avevano una valenza fortemente messianica.

Circa 550 anni prima di Cristo, l’autore della seconda parte del libro di Isaia aveva preannunciato, in quattro componimenti chiamati canti o carmi, l’avvento di un prescelto da Dio, chiamato Servo del Signore (o Servo di Yahweh), che avrebbe liberato il popolo di Israele e lo avrebbe ricondotto nuovamente a Dio. Nelle parole del profeta si prefigura certamente la realizzazione di un evento storico-politico (la fine dell’esilio del deportato popolo di Israele), ma al tempo stesso la Chiesa, sin dalle sue origini apostoliche, vi ha sempre riconosciuto una profezia realizzatasi nella persona di Gesù, il Figlio di Dio che ha liberato l’umanità dalla schiavitù più grande: quella del peccato e della morte.

Anche l’immagine dell’agnello era a quel tempo fortemente simbolica poiché, prima di tutto, richiamava alla mente l’agnello pasquale, il cui sangue posto sugli stipiti delle case era stato fonte di salvezza e di vita per i primogeniti degli ebrei schiavi in Egitto.

Alla luce di questa ricca simbologia, possiamo ora contemplare, nello sguardo di Giovanni, la persona di Cristo, che porta a tutti la carezza di Dio, affinché chi decide di accoglierla possa ricevere la Vita eterna e riempire il suo cuore di quell’amore così grande che vince il male del mondo.

Santa domenica a tutti voi! Dio Onnipotente e Misericordioso sostenga il nostro cammino, protegga nostri cari e ci benedica.

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08.03.2020