Parrocchia
Santa Maria Domenica Mazzarello - Roma
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   2 febbraio 2020 - Presentazione del Signore.
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Il profeta autore del Libro di Malachìa, da cui è tratto il brano della prima lettura, scrive il suo testo in un periodo di tempo compreso con molta probabilità tra il 515 e il 445 a.C.. Siamo al tempo in cui, successivamente all’emanazione del Decreto dell’imperatore persiano Ciro, la popolazione di Israele, che in precedenza era stata deportata in gran parte a Babilonia, era rientrata nel proprio paese di origine.

Terminato l’esilio il popolo di Israele cerca dunque in quel periodo di riprendere la normalità della vita sociale e cultuale in patria. Sono anche gli anni in cui nel Tempio di Gerusalemme, ricostruito e nuovamente dedicato a Dio, si riprende a celebrare il culto interrotto all’epoca della deportazione.

In realtà, però, in quegli stessi anni permangono anche molte difficoltà dovute proprio al dover iniziare una nuova vita in un tessuto sociale che era cambiato rispetto al passato. Così l’aspettativa e la speranza riposte sui tempi nuovi che tutti si attendevano con il rientro in patria lasciò ben presto il posto a un sentimento di delusione, che provocò anche man mano un allontanamento del popolo da Dio.

E’ in questo contesto che Malachìa rivolge parole di speranza a Israele, annunciando che il Signore avrebbe manifestato la sua presenza e salvezza all’interno del suo tempio.

La tradizione cristiana, rileggendo l’oracolo di Malachìa, ne ha identificato i tratti di un annuncio cristologico, individuando nella figura del «Messaggero del Signore» la persona di Giovanni Battista, mentre nell’«Angelo dell’Alleanza» vi ha visto una profezia su Gesù.

L’annuncio di Malachìa, dunque, visto alla luce del Nuovo Testamento, trova il suo compimento nella presentazione di Gesù al Tempio, evento che avviene nell’osservanza della legge ebraica che stabiliva l’obbligo per ogni donna di recarsi al Tempio quaranta giorni dopo il parto per offrire un sacrificio di purificazione (Cfr. Lv 12, 1-8).

Il racconto dell’evangelista Luca è ricco di molti elementi di carattere teologico. Mi soffermo brevemente solo sulla scena profetica che vede Simeone e Anna riconoscere in Gesù il Cristo del Signore. La loro è una testimonianza che si situa nel punto di contatto tra Antico e Nuovo Testamento e che indica in un ideale passaggio di testimone l’inizio dei tempi nuovi in Cristo.

Simeone, citando una profezia messianica di Isaia (Is 49, 6), vede nel volto del Bambino Gesù la luce e la salvezza di Dio che si mostra a tutta l’umanità. Ora il Signore può lasciar «partire» (e non più morire) Simeone. Poiché, in Cristo, la Vita eterna di Dio è entrata nel mondo.

Santa domenica a tutti voi! Dio Onnipotente e Misericordioso sostenga il nostro cammino, protegga nostri cari e ci benedica.

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16.02.2020