Parrocchia
Santa Maria Domenica Mazzarello - Roma
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   29 settembre 2019 - 26ma Domenica del Tempo Ordinario.
Un cuore vuoto e il vero bene.

La Liturgia della Parola di questa domenica ci chiama a riflettere sulla responsabilità che ciascun credente ha nello scegliere un determinato stile di vita e sulle relative conseguenze che ne scaturiscono.

La prima lettura propone anche questa settimana le parole di condanna che il profeta Amos indirizza ai responsabili del Regno di Israele che vivevano nel lusso e nel benessere spensierato mostrandosi indifferenti al grido di aiuto che proveniva dalle persone più fragili della società. Questo comportamento, che denota la perdita dell’orizzonte spirituale e temporale della vita, non è privo di conseguenze ma, anzi, mina alla base le fondamenta della società che si incammina così, lentamente ma inesorabilmente, verso il suo sgretolamento.

Chi è privo dei valori che provengono da Dio e su cui si fonda il senso del vivere individuale e comunitario – avverte Amos – non può avere un futuro. La profezia di Amos trova conferma negli eventi storici del 733 e 722 a.C., quando i re assiri Tiglat-Pileser III e Salmanassar V attaccarono il Regno di Israele, lo conquistarono e deportarono il popolo in varie zone del nord della Mesopotamia, determinandone così la dispersione e la definitiva scomparsa.

Sullo sfondo della profezia di Amos si colloca la parabola del ricco epulone dal cuore vuoto e del povero Lazzaro. Attraverso la caratterizzazione ben delineata dei due protagonisti e l’inserimento nella parabola di una descrizione dell’aldilà che riprende idee, elementi e immagini del giudaismo antico, Gesù impartisce un insegnamento centrale per la vita di fede dei suoi discepoli.

Da un lato, infatti, attraverso lo svolgersi della storia dei protagonisti, Gesù rivela la predilezione che Dio ha per gli ultimi e affida ai suoi discepoli la responsabilità e il compito di essere il segno della premura che il Signore ha per chi è abbandonato e lasciato solo nella povertà, nella malattia, nel dolore.

Al contempo, poi, nelle parole di Gesù è contenuta anche la rivelazione della giustizia di Dio, tratteggiata attraverso una immagine certamente di speranza, ma che chiama anche in causa la responsabilità umana. Nella parabola, infatti, è ben chiaro che coloro che sono stati incapaci di amare, coloro che hanno avuto un cuore vuoto, i malvagi, alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se ne nulla fosse stato, come se ogni azione e comportamento avessero tutte lo stesso valore.

Il nostro destino eterno, ammonisce Gesù, è condizionato dall'atteggiamento che abbiamo avuto nel tempo vissuto: sta a noi seguire la strada che Dio ci ha mostrato per giungere al vero bene e alla Vita eterna.

Santa Domenica a tutti voi. Dio Onnipotente e Misericordioso sostenga il nostro cammino, protegga nostri cari e ci benedica.

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06.10.2019