Parrocchia
Santa Maria Domenica Mazzarello - Roma
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   8 luglio 2018 - 14ma Domenica del Tempo Ordinario.
La fede che nasce nell’incontro con Cristo illumina la nostra esistenza.
Nella nostra vita, magari per esperienza diretta, oppure perché ne abbiamo avuto consapevolezza attraverso i fatti di cronaca, ci sarà capitato di sperimentare e conoscere il rifiuto che il mondo a volte pone nei confronti di Dio e dei suoi inviati. E’ proprio questo il tema centrale della Liturgia di questa domenica che, dopo averci fatto incontrare la scorsa settimana le storie di Giàiro e dell’emorroissa – due modelli di fede in Cristo Salvatore – oggi vuole farci riflettere proprio sul tema opposto: quello dell’incredulità nei riguardi di Dio nonostante nella storia di ciascuna persona sia possibile rinvenire i segni della sua presenza e quelli della sua grazia.
Certamente l’esperienza dell’incredulità è oggi particolarmente diffusa in un mondo dal quale, per certi versi e secondo alcune teorie e proposte, si vorrebbe esiliare Dio, la sua Parola e i suoi simboli; questo nostro mondo moderno che ha le sue certezze e sicurezze, sebbene a volte queste si fermino soprattutto sullo strato superficiale e transitorio della realtà, incapaci di indagare e dare senso al nostro cammino.
Ma la liturgia di questa domenica ci mostra che il confronto dialettico con l’incredulità non appartiene solo ai nostri giorni, anzi ha attraversato tutta la storia della Salvezza e dunque quella dell’umanità.
Ne hanno fatto esperienza i profeti dell’Antico Testamento, come Ezechiele che, esiliato a Babilonia a seguito della prima deportazione di Israele avvenuta nel 597 a.C., è inviato da Dio ad annunciare al popolo che non è stato abbandonato e, tuttavia, incontra l’opposizione e il rifiuto da parte della sua stessa gente.
Ne ha fatto esperienza la Chiesa, a cominciare da quella degli inizi, come attesta san Paolo, che nella seconda lettura ricorda le difficoltà incontrate nella sua missione di evangelizzazione: «oltraggi, persecuzioni, angosce sofferte per Cristo».
Ne ha fatto esperienza lo stesso Gesù nel suo paese e tra la sua gente, come attesta san Marco evidenziando che nonostante i nazaretani avessero riconosciuto in Gesù sapienza e potenza, qualità caratteristiche di Dio secondo la tradizione veterotestamentaria (Cf Gb 12, 13; Is 11, 2), per superficialità non lo accolsero, rifiutandosi così di accettare Dio e il suo Messia. Succede ancora oggi.
E noi siamo chiamati ad annunciare che a partire da Gesù tutto l’amore, la forza e la salvezza di Dio sono racchiuse in un cuore e in un volto umano: quello di Cristo; ma anche in quello di ogni cristiano, chiamato a esprimere nella sua umana fragilità e semplicità (che san Paolo chiama «debolezza») la grazia di Dio che propaga risurrezione.
Santa domenica a tutti! Dio Onnipotente e misericordioso, sostenga il nostro cammino, protegga i nostri cari e ci benedica.
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